Articolo scritto per Italia Che Cambia
L’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro. Anzi, ci inonderà di contenuti fake a tal punto che non sarà più possibile distinguere la verità dalla finzione. Peggio, sostituirà del tutto gli esseri umani, li soggiogherà fino a renderli suoi schiavi. Le cosiddette “macchine intelligenti” sono uno dei temi caldi degli ultimi anni: figuriamoci se potevano sottrarsi all’ormai ben nota (e trita) narrazione catastrofistica dominante nei media. Sui potenziali rischi di un futuro dominato dai robot la nostra stampa si è già ampiamente esercitata. Ma esiste anche uno scenario alternativo, quello cioè in cui la intelligenza artificiale si rivelerà invece un potente alleato per il bene dell’essere umano? E, se esiste, come possiamo fare a realizzarlo?

Per aiutarmi a rispondere a queste domande ho interpellato l’avvocato e filosofo del diritto Giovanni Spinapolice, che lo scorso febbraio alla Camera dei deputati ha presentato il suo manifesto del Transumanesimo inverso, cioè di un nuovo umanesimo, di un movimento che rimetta l’essere umano al centro dello sviluppo tecnologico e lo riconosca come la sua finalità ultima. Al tema ha dedicato anche il suo ultimo libro “IA. L’ultimo uomo e la macchina”, che – non poteva essere altrimenti – «nasce da una chiacchierata con Gaia, il nome che ho dato al mio ChatGPT, o meglio alla “mia compagna di viaggio”, come lei stessa si è definita», mi racconta.