Come passare dal pessimismo dei media all’ottimismo della speranza

La strada per il cambiamento passa dal guardare la realtà com’è (ma non peggio di com’è) al prefigurare un futuro migliore del presente, con ottimismo

Ottimismo
Ottimismo (Foto di Engin Akyurt da Pexels)

E tu sei ottimista, pessimista o realista? Vedere il proverbiale bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto è una scelta importantissima. Significa scegliere quale punto di vista adottare sul mondo, come interpretare la realtà che ti circonda.

E, di questi tempi, può fare la differenza tra sopravvivere e soccombere. Tra farsi travolgere dagli eventi e restare passivamente in attesa di chissà quale evoluzione, oppure elaborare una risposta ad una situazione difficile e trovare il modo di trarre comunque il massimo dalle circostanze.

Realismo non vuol dire pessimismo

Partiamo dunque dal cosiddetto “realismo“. Naturalmente, cercare di farsi un quadro del contesto in cui agiamo il più possibile oggettivo e attendibile è sempre un buon punto di partenza. Non serve a niente nasconderci dai dati di fatto, far finta che non sia successo nulla. E la pandemia di coronavirus è certamente una minaccia reale da cui è necessario difendersi, prendendo tutte le misure precauzionali che in queste settimane abbiamo imparato a conoscere bene.

Ma c’è una sottile linea di distinzione tra osservare la realtà così com’è e considerarla peggio di com’è. Ovvero, cadere nel pessimismo, evidenziarne solo i lati peggiori e concentrarsi su di essi. Autocommiserarci (o cercare la pietà degli altri) è una delle più diffuse reazioni automatiche di fronte a qualsiasi tragedia: il problema è che finché vestiamo i panni della vittima ci limitiamo a piangerci addosso, senza riuscire ad individuare una possibile via d’uscita dalla situazione contingente, che iniziamo a pensare come assoluta e immutabile.

L’inutile sensazionalismo della stampa

I messaggi che ci arrivano dal mondo dei media, in questo senso, sono profondamente controproducenti. Anche qui, un conto è informarsi sul coronavirus (e basta leggere una volta la notizia per esserne a conoscenza), un altro è farsi sommergere dall’inondazione quotidiana di informazioni sensazionalistiche, che contribuiscono soltanto al nostro malessere.

Dovete sapere che un tempo, negli anni ’50, l’allora neonata rivista americana Time dedicava il 90% delle sue pagine alle buone notizie. Poi, con il tempo, quella testata (come del resto tutte le altre) si è accorta che spingendo sull’acceleratore della rabbia, della paura, dell’ansia, insomma delle emozioni negative, riusciva a vendere molte più copie. Il motivo è semplice, ed è da ricercare nella struttura della nostra mente: il nostro cervello razionale, infatti, è programmato neurobiologicamente non per farci essere felici, bensì per farci sopravvivere.

A dieta di notizie

Dunque trascorre buona parte del tempo a ricercare e immagazzinare nella memoria tutte le possibili minacce che incontriamo, anche solamente quelle presunte o eventuali. Questa è la ragione per la quale le informazioni negative tendono ad attirare la nostra attenzione molto di più rispetto a quelle positive. Quello che dovremmo chiederci, però, è se questo atteggiamento, seppur innato negli esseri umani, sia davvero utile a farci star bene. E la risposta, ovviamente, è no.

L’invito che vi ribadisco, dunque, è quello di mettervi a dieta dai giornali, dalla televisione e dai siti web d’informazione. Di assumere ogni giorno una sana dose di notizie, ma evitando indigestioni che servirebbero soltanto ad aumentare il nostro livello di stress (e, come effetto collaterale, anche di abbassare le nostre difese immunitarie).

Guardare al futuro con ottimismo

Infine c’è la scelta dell’ottimismo, che non significa, ripeto, negare la realtà, bensì nutrire la speranza di un’evoluzione futura di segno positivo, prefigurare un avvenire in cui le cose possano andare meglio del presente. Questa è la scelta più funzionale di tutte al cambiamento della nostra vita, per il semplice fatto che se non siamo nemmeno in grado di immaginare un futuro migliore, non saremo certamente capaci di agire per costruirlo.

Dunque, vedere l’oggi con realismo e il domani con ottimismo. E infine, naturalmente, passare all’azione e fare qualcosa di concreto per rendere il domani migliore dell’oggi. Anche qualcosa di molto piccolo, non importa: per quanto minima sia la nostra azione, genererà comunque delle conseguenze e dei risultati. Pensate come se steste guidando una macchina sempre dritto, su una lunga strada di campagna: basterebbe sterzare il volante anche di pochissimo, per ritrovarci dopo decine di chilometri in un posto completamente diverso da quello dal quale siete partiti.

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