La favola degli gnomi e del formaggio che ci spiega come vivere in quarantena

Vi presento il libretto “Chi ha spostato il mio formaggio?”: una bella storia che insegna i diversi approcci possibili al cambiamento

Formaggio
Formaggio (Foto di NastyaSensei da Pexels)

C’è un librettino, tanto divertente quanto illuminante, uscito una ventina d’anni fa, e che da allora si è meritato una certa fama nel settore della crescita personale. Si intitola “Chi ha spostato il mio formaggio” e il suo autore è il compianto medico americano Spencer Johnson.

Apparentemente è solo una favoletta per bambini, ma trovo che racconti meglio di molti polverosi saggi di psicologia quanti diversi approcci umani si possono adottare di fronte al cambiamento. Una lezione preziosa più che mai oggi, che ci troviamo costretti ad affrontare un cambiamento imprevedibile, spiazzante e potenzialmente doloroso.

La storia di “Chi ha spostato il mio formaggio?”

Il libro racconta la storia di quattro creaturine che vivono dentro un labirinto e che si nutrono di formaggio: due topolini, Nasofino e Trottolino, e due gnomi molti simili a noi esseri umani, Tentenna e Ridolino. Dopo lunghe ricerche, i quattro riescono finalmente a trovare un enorme deposito del loro alimento preferito, e lì si stabiliscono.

Tutto procede bene fino a quando le scorte di formaggio nel deposito cominciano a scarseggiare e, un brutto giorno, finiscono del tutto. I due topi, con la loro mente elementare, non si perdono in tanti ragionamenti complicati: semplicemente rimettono in moto il loro fiuto e ricominciano a correre per i corridoi del labirinto in cerca di nuovo cibo.

I diversi approcci al cambiamento

La reazione dei due gnomi, invece, è molto diversa. Ridolino è sconvolto e depresso, Tentenna disperato e furibondo. Intorno a quella scorta di formaggio avevano costruito le loro case, le loro famiglie, la loro stabilità, i loro programmi per il futuro, addirittura la loro felicità. Così, ora che è venuto a mancare, non riescono a fare altro che tornare ogni giorno a cercare nel deposito, nella vana speranza di ritrovarlo di nuovo pieno.

Si rifiutano di accettare quello che è successo, si sentono delusi e frustrati, vittime di un’ingiustizia, si affannano per cercare di capirne il motivo, pretendono addirittura un risarcimento, non si sa bene da chi. Dopo tante settimane di questo incubo, è Ridolino il primo dei due a scuotersi. “Restando qui, il formaggio non lo ritroveremo mai”, si dice.

Tornare a correre nel labirinto

E così, pur con la paura di perdersi e di soffrire la fame, nonostante i tentativi di dissuaderlo da parte di Tentenna, alla fine Ridolino si rimette la tuta e le scarpe da ginnastica e torna a correre nel labirinto. Per giorni vaga senza meta, trovando giusto qualche pezzettino di formaggio che gli basta per sopravvivere e continuare il suo percorso, a tratti frenato dal timore che non ci sia un altro deposito o che non riuscirà a trovarlo.

Ma pian piano Ridolino riesce ad affrontare le sue paure, a intraprendere direzioni inedite, fino a scoprire un nuovo deposito, ancora più grande, con tante nuove varietà di formaggio che non aveva mai assaggiato prima. E qui ritrova anche Nasofino e Trottolino, che si erano messi in cammino molto prima di lui e l’avevano già trovato da tempo.

Alla fine Ridolino torna anche al vecchio deposito dal suo amico Tentenna, portando con sé pezzi del nuovo formaggio che ha trovato, con l’intenzione di indicargli la strada per arrivare al secondo deposito. Ma nemmeno di fronte all’invito dell’altro gnomo Tentenna si decide a muoversi: a lui quel nuovo formaggio non piace, rimarrà lì perché vuole riavere indietro il suo vecchio formaggio.

Come possiamo (anche noi) ritrovare il nostro formaggio

Anche tutti noi, all’inizio di questo periodo di quarantena, come i due gnomi, ci siamo ritrovati a scoprire improvvisamente che il nostro amato deposito è semivuoto. Qualcuno ha spostato il nostro formaggio, che si tratti semplicemente della possibilità di uscire di casa, svolgere le attività a cui siamo abituati, incontrare i nostri cari, oppure addirittura della nostra attività, del nostro posto di lavoro, della nostra sicurezza economica.

Possiamo fare come Tentenna, e rimanere ostinatamente fermi a rimpiangere quello che avevamo e che non abbiamo più. Oppure possiamo fare come Ridolino, e nonostante tutte le paure e le incertezze rimetterci in cammino. Non ancora fisicamente (ma presto potremo farlo), ma per il momento almeno con la mente, ovvero camminando dentro di noi.

Chiedendoci ad esempio che cosa possiamo imparare, cosa possiamo migliorare, quali nuove abilità possiamo sviluppare, quali attività possiamo fare che abbiamo sempre rimandato, come possiamo sostenere le persone che ci stanno intorno, quali diversi sviluppi possiamo dare al nostro lavoro o alla nostra attività, come possiamo prepararci al meglio alla ripresa

Perché adattarsi al cambiamento è faticoso, ma è sicuramente più utile che negarlo. Perché affrontare strade mai battute è pericoloso, ma sicuramente meno che restare bloccati sul posto per sempre. Perché ritrovarsi in una situazione completamente inedita è difficile, ma per quanto brutta essa sia ci offre sempre e comunque qualche opportunità inesplorata.

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